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Laboratorio di Scienze dell'Antichità

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Doni per una Dea. Kaulonia 2011

Nella suggestiva cornice della Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa, nella Chiesa di San Paolo all’Orto, il 25 gennaio 2011 è stata inaugurata la mostra dal titolo Doni per una dea. Kaulonia. La mostra, visibile fino al 25 febbraio ed organizzata sotto la direzione di Maria Cecilia Parra e Carmine Ampolo, ha esposto un piccolo nucleo di oggetti votivi in bronzo rinvenuti negli scavi effettuati nel santuario di Punta Stilo a Kaulonia (attuale Monasterace Marina, RC) dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa e dal LSA. Sia il santuario che il territorio, infatti, sono oggetto di indagini da parte dell’Università e della Scuola Normale Superiore di Pisa sin dal 1999. Grazie a tali ricerche si sono potuti raggiungere notevoli risultati scientifici che hanno molto arricchito le conoscenze sulla storia di Kaulonia.

I reperti esposti, restaurati da G. Buonomini presso il laboratorio “I. Rossellini” dell’Università di Pisa, consistevano in una statuetta femminile di orante/offerente, due cavallini ed una ruota di carro miniaturistica.

La figura femminile di bronzo è un documento d’eccezione della piccola plastica bronzea magnogreca, realizzato in età tardosevera (460 a.C. ca.) con la tecnica a cera persa piena e con finiture a bulino.

E’ vestita di chitone a fitte pieghe, coperto da himation dai bordi decorati con un motivo a catena di triangoli e reca una corona su una complessa capigliatura a bande anteriori e chignon posteriore. Con la mano destra compie il gesto dell’orante, con la sinistra quello dell’offerente (in origine aveva una patera saldata col piombo sul palmo). Nella parte inferiore una massa informe di piombo ingloba la figura, coprendone la parte terminale delle vesti ed i piedi: è certo però che in origine fosse libera dal pesante ‘involucro’ perché da piccole lacune si intravedono un lembo della veste e la pianta del piede sinistro. Ciò dimostra che la statuetta – in origine figura votiva a se stante o piuttosto decorazione di un candelabro o di altro oggetto rituale - fu riutilizzata come ex voto fissato col piombo su un supporto di pietra.

Molto più antichi e risalenti all’VIII sec. a.C. sono i due cavallini di bronzo in mostra, documenti d’eccezione della prima fase d’uso dell’area del santuario.

Il primo, con la sua agile figura realizzata con la tecnica della cera persa cava, poggia su una basetta con decorazione di triangoli a giorno. Si tratta di un ex voto di età tardogeometrica (fine VIII sec. a C.) di un tipo molto diffuso in Grecia, prodotto per lo più da officine attive in santuari. In Occidente è solo il quarto esemplare noto insieme a quelli da Taranto, Locri e Siracusa, e può considerarsi di produzione corinzia. Il secondo esemplare in mostra, forse anch’esso di produzione corinzia, è probabilmente ancora più antico. Diversa ne fu la funzione: si tratta, infatti, di una applique che decorava l’ansa di un calderone di tripode in bronzo. Presenta un pesante corpo realizzato probabilmente a cera persa piena secondo il metodo indiretto: le zampe sono accoppiate, quelle anteriori in posizione avanzata, quelle posteriori fortemente indietreggiate.

Nello stesso quadro cronologico si inserisce la piccola ruota a quattro raggi che trova, come il cavallino corinzio su basetta a giorno, ottimi confronti in esemplari di carri miniaturistici rinvenuti ad Olimpia.

Nell’ambito della mostra sono stati inoltre esposti un frammento di ceramica di produzione corinzia, con iscrizione graffita greca, testimoniante una dedica ad Afrodite e il calco di una seconda iscrizione in lingua osca con dedica alla dea italica Vezei, corrispondente alla latina Venere. Tali testimonianze epigrafiche permettono di ipotizzare che il santuario di Punta Stilo fosse dedicato ad Afrodite, e che con l’occupazione della città di Kaulonia da parte della popolazione italica dei Brettii nel IV sec. a.C. questa divinità sia stata assimilata a Vezei, testimoniando così una notevole continuità di culto.

L’esposizione è stata arricchita dai due volumi dei Monumenti Antichi dell’Accademia dei Lincei, pubblicati nel 1916 e 1924, in cui Paolo Orsi illustrava i risultati delle sue campagne di scavo fondamentali per l’identificazione e la conoscenza dell’antica Kaulonia.

La mostra è stata inoltre corredata da sette pannelli illustrativi. Partendo dalla storia della colonia e del suo terriotorio, si sono evidenziati i momenti principali della vita del santuario, ma anche e soprattutto le tematiche più strettamente connesse ai reperti esposti e, non ultimi, i risultati dei restauri condotti da Gianluca Bonomini e quelli desumibili dalle indagini archeometriche effettuate sui bronzi da un’equipe dell’IFAC (Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”) di Firenze, coordinata da Alessandro Siano.

 



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