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Laboratorio di Scienze dell'Antichità

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PRIN 2005-2007

Coordinatore Nazionale

Carmine Ampolo, Scuola Normale Superiore

Tematica

'Agora', spazio pubblico e vita della 'polis' in antiche città di Sicilia e Magna Grecia: ricostruzione storica attraverso la documentazione letteraria, epigrafica ed archeologica

Responsabile U.R. locale

Carmine Ampolo, Scuola Normale Superiore

Progetto U.R. locale

Agora ed edifici pubblici di città ellenizzate nella Sicilia antica: documentazione epigrafica, organizzazione dello spazio pubblico, istituzioni e significato storico

 

Al Progetto hanno partecipato anche le seguenti Unità di Ricerca:

URL 2 

Maria Cecilia Parra, Università di Pisa

Edifici pubblici "intorno" ad agorai e fora nel contesto occidentale (con particolare riferimento a Segesta, Entella e Kaulonia): indagini di scavo ed analisi architettonico-decorative

URL 3

Maurizio Paoletti, Università della Calabria

Edilizia pubblica e fortificazioni di un'antica città di Magna Grecia: l'insediamento brettio di Castiglione di Paludi

 

Co-finanziamento Mi.U.R per la U.R. locale

90.000,00 euro

Personale di altri Enti ed altre Università

Monica de Cesare, Università di Palermo

Mario Epifani, Università di Pisa

Fausto Gabrieli, Università di Pisa

Rossella Giglio, Soprintendenza del Mare - Palermo

Maria Teresa Iannelli, Soprintendenza Archeologica della Calabria

Silvana Luppino, Soprintendenza Archeologica della Calabria

Francesca Spatafora, Soprintendenza a Beni Culturali e Ambientali per la provincia di Palermo 

 

Assegnisti, borsisti, contrattisti, dottorandi

Gianfranco Adornato, Scuola Normale Superiore di Pisa

 Virginia Angeletti, Scuola Normale Superiore di Pisa

 Alessio Arnese, Scuola Normale Superiore di Pisa

Donatella Erdas, Scuola Normale Superiore di Pisa

Antonino Facella, Scuola Normale Superiore di Pisa

Michela Gargini, Scuola Normale Superiore di Pisa

Vanessa Gagliardi, Università di Pisa

Donatella Novellis, Università di Pisa 

 

Prodotti

SEGESTA:

Con la ricerca è stato completato lo studio delle iscrizioni già raccolte e documentate, facendo eseguire calchi in resina di quelle più importanti (attualmente collocati alla SNS e messi a disposizione degli studiosi. Essi costituiscono ormai una piccola gipsoteca-lapidario, le Inscriptiones Segestanae, che integra il volume in preparazione), ed è in fase avanzata l'edizione delle epigrafi greche e latine. Il continuo rinvenimento di ulteriori frammenti epigrafici nel corso degli scavi nella agora di Segesta sta prolungando e arricchendo il lavoro per la edizione. Particolare attenzione è stata data a quelle relative agli edifici pubblici e all’esecuzione dei grandi lavori che in età ellenistica e romana hanno portato alla ricostruzione dell’agora e degli edifici pubblici, disposti su ampie terrazze ottenute tagliando la roccia naturale della Acropoli Nord. Il coordinamento tra scavo dell’agora e studio delle epigrafi ha prodotto risultati notevoli sul piano storico, epigrafico e archeologico. In sintesi le ricerche nell’area centrale di Segesta hanno ricomposto i risultati precedenti, integrati da nuovi dati archeologici ed epigrafici, e hanno riportato in luce buona parte dell’agora ellenistica e del foro romano, con tutti gli edifici adiacenti. Il complesso può considerarsi ormai nodale per la conoscenza della topografia urbana di Segesta e delle agorai ellenistiche di Sicilia.

 

ENTELLA:

Gli scavi condotti nell'area centrale di Entella hanno riportato in luce parte di un contesto pubblico, con edifici databili da età tardo-arcaica a età ellenistica: è assodato che davanti ad esso si sviluppasse l'agora. Sono stati indagati i resti di un grande complesso pubblico, su terrazze ottenute regolarizzando il pendio roccioso naturale. Poiché buona parte dei settori mostra una connotazione sacra, è verosimile interpretare i rinvenimenti come relativi, almeno in parte, ad un complesso cultuale, dedicato a Demetra e Kore, anche se non si esclude la presenza di un luogo di culto di Hestia (il pritaneo?), che potrebbe coincidere con l’attestazione di un tempio della dea conservata in uno dei noti decreti di Entella. Nella parte settentrionale della terrazza superiore le indagini stanno portando alla luce i resti di un santuario arcaico del tipo ad oikos con più ambienti parzialmente ricavati nei fronti di estrazione di grandi blocchi da costruzione. Questi ultimi servirono a realizzare un poderoso muro di analemma, che conteneva l’edificio a Ovest. Due degli ambienti avevano le pareti rivestite da intonaci dipinti, bianco, avorio e rosso, già in parte sottoposti ad analisi archeometriche. Il più meridionale di questi ambienti presenta sui lati Est e Ovest due banchine ricavate nella roccia naturale, su cui sono incavate piccole vasche verosimilmente connesse ad attività cultuali. A Sud di tali strutture non è più riconoscibile altro di pertinenza al contesto sacro, a causa della sovrapposizione di costruzioni posteriori. Nell’ultimo quarto del IV sec. a.C. infatti fu realizzato, nella fascia Sud della terrazza superiore, un monumentale edificio pubblico, distrutto intorno alla metà del III sec. a.C. da un incendio, interpretabile come un granaio (già edito): le nuove indagini ne hanno verificato l’ulteriore estensione verso Nord, con forme di riutilizzazione di ambienti in origine pertinenti all’area sacra tardoarcaica. È stato possibile capire anche che la zona più settentrionale del santuario ad oikos ha continuato ad essere utilizzata, in età protoellenistica, come area aperta, su più livelli e munita di una tettoia con copertura in laterizi solo nel settore SudEst. Nella terrazza mediana gli scavi più recenti hanno portato in luce un grande ambiente rettangolare parzialmente scavato nella roccia, diviso in due navate nel senso della lunghezza da due pilastri centrali. L’ambiente, orientato come il sovrastante granaio, comunica con un secondo vano attraverso un accesso a Sud, mentre l’ingresso principale si trovava presumibilmente a Ovest. Non è ancora possibile definire la sua funzione, ma è certo che esso debba essere riferito ad un edificio a carattere pubblico. Nella terrazza inferiore, un saggio praticato ca. 30 m a Ovest del muro di analemma ha consentito il rinvenimento di un altare realizzato con blocchi squadrati in pietra calcarea, forse riferibile ad un’area sacra a cielo aperto. A pochi metri di distanza sono stati rinvenuti almeno due depositi votivi, costituiti da numerosi vasetti fittili acromi e a vernice nera impilati e coperti da grandi ciotole biansate capovolte, insieme a materiale organico carbonizzato. La cronologia dei contesti è ascrivibile alla seconda metà del IV sec. a.C., in fase cioè con il grande intervento edilizio del granaio pubblico, da ritenere parte componente del complesso sacro nella sua fase d’utilizzo più recente. Le indagini più recenti hanno evidenziato tracce di un’occupazione dell’area in età pre- protostorica (buche di palo e rinvenimenti mobili), sin dalla tarda età del Rame e poi dall’età del Bronzo tardo all’età del Ferro e oltre. Per quel che riguarda il termine cronologico inferiore d’uso del contesto antico, non si conoscono tracce di occupazione posteriori alla prima guerra punica, con uno iato fino ad una nuova frequentazione in età medievale, documentata soprattutto da fosse e siloi, riferibili ad abitazioni ubicate sia a monte (dove sono presenti anche resti di sepolture) che a valle del settore finora indagato.

 

KAULONIA

Lo studio dei due contesti siciliani è stato unito a riconsiderazioni su spazi pubblici d'area occidentale, con ampliamenti di indagine ad esempi di area magno-greca, con particolare riferimento a Kaulonia, dove – grazie alla convenzione stipulata fra la SNS e la Soprintendenza Archeologica della Calabria  – dal 2000 ai fini di indagini nella città di Kaulonia e nel suo territorio, è stato avviato un sistematico lavoro di revisione dei dati pregressi. Il gruppo di ricerca pisano ha già esaminato tematiche varie (materiali, urbanistica e topografia, geografia storica, viabilità, antiquaria), sulle quali nuovi contributi sono editi in M.C. Parra (a cura di), Kaulonia, Caulonia, Stilida (e oltre). Nuovi contributi storici, archeologici e topografici, II, Pisa 2007 (Quaderni ASNP, 17/18), che ha fatto seguito al I° volume (Kaulonia, Caulonia, Stilida (e oltre). Nuovi contributi storici, archeologici e topografici I, Pisa 2003 (Quaderni ASNP, 11/12). Particolare attenzione è stata data alla gestione dei dati mediante il Sistema Informativo Territoriale (GIS), già implementato e funzionante anche nei siti d’indagine siciliani di cui sopra, nonché alla sperimentazione prototipale di analisi di predittività in campo archeologico e topografico.

 

CASTIGLIONE DI PALUDI:

La ricerca aveva l'obiettivo di acquisire una migliore conoscenza del centro di Castiglione di Paludi, a breve distanza da Thurii, strutturatosi in forma urbana nella seconda metà del IV sec. a.C. Si è completato lo spoglio della documentazione inedita (Archivio Soprintendenza Archeologica della Calabria), individuando nuovi atti utili a definire le modalità di conduzione dei primi sterri estensivi sul pianoro del colle (prima metà degli anni '50). Vi è ora la possibilità di ricostruire contesti di scavo e definire la tipologia della necropoli dell’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), riferibile al precedente abitato enotrio ancora non localizzato. È stata ricostruita la storia delle ricerche (1949-1953), inedite ad eccezione di segnalazioni sui «FA» (v. Conv. Verso la città. Forme insediative in Lucania e nel mondo italico fra IV e III sec. a.C., Venosa 2006). È proseguita l'analisi delle emergenze monumentali che connotano l'abitato di IV-III sec. a.C., per contestualizzarne i dati archeologici, individuarne i caratteri urbanistici e definire il sito nel sistema insediativo della Sibaritide meridionale. L’obiettivo era riconoscere gli elementi di sovrapposizione e contatto tra le modalità insediative del popolamento brettio (i.e. italico) e il mondo italiota (Thuri). Si è completato un Archivio digitalizzato (scavi 1978-1980) che si integra con quello della Soprintendenza Archeologica della Calabria. Si è affrontato il riesame del sistema difensivo di Castiglione di Paludi, esempio di architettura militare in cui trovano applicazione regole poliorcetiche mutuate dal mondo italiota (v. S. Luppino, M. Paoletti (a cura di), Il centro fortificato di Castiglione di Paludi, Cosenza 2007; M. Paoletti (a cura di), Castiglione di Paludi. Vecchi scavi e nuove ricerche, c.s.). L’UR ha preso in esame anche il cd. “teatro”, struttura priva di apprestamenti scenici, da considerare un edificio per pubbliche riunioni politiche (es. ekklesiasterion o bouleuterion): è stata condotta una ricerca su questa tipologia architettonica in ambito siceliota e magnogreco. Novità riguardano la strutturazione urbanistica: si è riletto il circuito murario nelle sue componenti e si è esaminato uno scarico di materiale arcaico e classico relativo ad un edificio in blocchi di arenaria, obliterato dalle mura. L’UR ha preso in esame il carattere dell’insediamento messo in luce negli scavi 1978-80, nel quadro della tipologia abitativa magnogreca. L'aspetto appare di significativo interesse rispetto alle varie identificazioni sinora proposte. Particolare attenzione è stata posta sia al cd. “Lungo muro” di terrazzamento, che crea una spianata necessaria per una agora collegata al cd. “teatro”, sia ai vari edifici individuati (Edifici I-V) di valenza privata (ultimo quarto del IV-III sec. a.C.). Descrizione di questo settore finora inedito è stata data al Convegno Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale (Cosenza 2007), v. anche S. Luppino, M. Paoletti (a cura di) 2007, cit. Quanto alla cultura materiale l’UR ha individuato alcuni contesti e specifiche tipologie di sicuro interesse di metà IV -III sec. a.C. (v. M. Paoletti, D. Novellis, relazione al Convegno Enotri e Brettii, sopra citato; ma il tema è ripreso e ampliato in M. Paoletti (a cura di), cit. c.s.). Nel complesso gli elementi restituiscono l’immagine di un abitato organizzato sulla base di un impianto ortogonale, nel quale una strada larga (plateia?), su cui si affacciano edifici pubblici e privati (Abitato Nord), incrocia perpendicolarmente probabili stenopoi (?), secondo uno schema regolarmente pianificato. L’abitato fortificato (seconda metà IV sec. a.C.) è un centro cantonale strutturato su modelli urbani e forme ideologiche spesso mutuate dalla cultura italiota. Forme di acculturazione e di apprendimento sono palesi nelle scelte della poliorcetica, dell’urbanistica e dell’occupazione del territorio (v. Giornata di studio, UNICAL, maggio 2006).

 



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