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Laboratorio di Scienze dell'Antichità

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PRIN 2007-2009

Coordinatore Nazionale

Carmine Ampolo, Scuola Normale Superiore

Tematica

Convivenze etniche, scontri e contatti di culture in Sicilia e Magna Grecia

Responsabile U.R. locale

Carmine Ampolo, Scuola Normale Superiore

Progetto U.R. locale

Agora ed edifici pubblici di città ellenizzate nella Sicilia antica: documentazione epigrafica, organizzazione dello spazio pubblico, istituzioni e significato storico

 

Al Progetto hanno partecipato anche le seguenti Unità di Ricerca

URL 2

Maria Cecilia Parra, Università di Pisa

Incontri di culture in Magna Grecia e Sicilia: esempi da Kaulonia, Segesta, Entella, tra territorio, città, monumenti pubblici. 

URL .3

Federica Cordano, Università di Milano

Convivenze etniche e contatti di culture nella Sicilia orientale

URL 4

Prof. Maurizio Paoletti, Università della Calabria

Cultura greca e mondo indigeno in Magna Grecia. Le necropoli enotrie in Calabria prima della colonizzazione greca; gli insediamenti e i centri fortificati bretti nell’entroterra di Thurii (IV-III sec. a.C.) 

 

 


Co-finanziamento Mi.U.R per la U.R. locale

38.000, 00

Personale di altri Enti ed altre Università

T. Alfieri, Università di Milano

L. Asmonti, University of Reading

P. Brocato, Università della Calabria

M. de Cesare, Università di Palermo

M. Epifani, Università di Pisa

F. Gabrieli, Università di Pisa

V. Gagliardi, Ministero P.I.

M. Gargini, Ministero P.I.

V.M. Ghezzi, Ministero P.I.

M.T. Giannotta, IBAM C.N.R. - Lecce

R. Giglio, Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali per la provincia di Trapani

S. Iannelli, Soprintendenza Archeologica della Calabria

S. Luppino, Soprintendenza Archeologica della Calabria

N. Pinotti, Ministero P.I.

P. Schirripa, Ministero P.I.

A.C. Simonetti, Università di Milano

F. Spatafora, Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali per la provincia di Palermo 

 

Assegnisti, borsisti, contrattisti, dottorandi

A. Abate, Perfezionanda Scuola Normale Superiore di Pisa

F. Berlinzani, Assegnista, Università di Milano

O. Cannistraci, Specializzanda Scuola Archeologica Italiana di Atene

F. Copani, Dottorando, Università di Pisa

D. Novellis, Dottoranda, Università di Pisa 

 

Prodotti

URL 1 (C. Ampolo, Scuola Normale Superiore) 

La ricerca ha consentito di portare avanti verso il compimento lo studio della documentazione letteraria ed epigrafica relativa a Segesta (TP), nella prospettiva indicata dalla ricerca, cioè quella di evidenziare le diverse presenze culturali ed etniche, anche grazie alle nuove acquisizioni documentarie ed alla revisione di quanto già noto. E' stata effettuata un'ulteriore campagna di scavo nell’area centrale, dov’erano l’agora ed il foro, con nuovi risultati archeologici; in particolare per quel che riguarda il II sec. a.C. è stata messa completamente in luce anche l’estremità Est della grande stoa Nord, ed è iniziato lo scavo dell'ala Est, che ha rivelato un'organizzazione dello spazio interno per grandi ambienti o sale, forse da identificare con gli andreones noti dalle iscrizioni di Segesta. Per l’età romana si sono verificate ulteriormente sia l’esistenza di risistemazioni della vecchia stoa ellenistica, sia la creazione del nuovo spazio, un foro, con piazza triangolare e macellum (quest’ultimo ottenuto rielaborando un precedente portico ellenistico), in sostanziale concordanza con quanto era emerso dalla grande iscrizione di Onasus e Sopolis con menzione della lastricatura di un forum.  
Sempre più chiara è l'adozione di modelli urbanistici di origine microasiatica (grandi terrazze, bordate da portici), che vengono adottati anche da altre città della Sicilia ellenistico-romana (quali ad esempio Solunto, Alesa, forse Thermae Himeraeae), con adattamenti significativi alla topografia preesistente di Segesta (l'ala Ovest della grande stoa con angolo di poco più ampio dei canonici 90° sembra condizionata dall'esistenza anteriore di un percorso viario e da almeno un edificio anteriore di cui sono state rinvenute parti delle fondazioni); la monumentalità delle strutture ellenistiche è stata ulteriormente documentata dallo scavo (imponente muro di fondo in blocchi di grandi dimensioni). La risistemazione di età romana conferma l’adattamento della vecchia piazza alle nuove esigenze e l’aggiunta di un nuovo spazio specializzato lungo la grande plateia. La vita della grande stoa, inoltre, nella parte Est sembra sia durata almeno fino ad età antonina (come testimonia una cospicua documentazione numismatica); il ritrovamento di numerosi frammenti di vasi di vetro testimonia probabilmente lo svolgimento di attività commerciali nel II sec. d.C. in questa parte del portico. 
Per quel che riguarda la presenza di elementi etnici diversi nella Sicilia occidentale, in genererale il Responsabile della U.R. ha affrontato lo studio delle testimonianze raccolte in un'ottica diversa da quella tradizionale, occupandosi della presenza di elementi di origine etrusco-italica a Mozia (già nell'VIII sec. a.C.) ed a Selinunte nel VI e nel V sec. a.C. (forse queste ultime da mettere in rapporto con quanto emerge anche dal I trattato romano-cartaginese secondo Polibio). Inoltre ha ripreso lo studio della presenza ellenica a Mozia su base epigrafica (grazie ad un graffito inedito). Un quadro storiografico del tema generale è stato anche elaborato e – per gli aspetti relativi anche alla Magna Grecia – presentato al 50° Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, ottobre 2010. Gli ultimi risultati della ricerca, insieme a osservazioni e conclusioni di carattere più generale, sono state presentate nell'ambito del congresso internazionale Convivenze etniche, scontri e contatti di culture in Sicilia e Magna Grecia, tenutosi a Milano nei giorni 14-16 dicembre 2010 con il coinvolgimento di tutte e quattro le UR.

 

URL 2 (M.C. Parra, Università di Pisa)

KAULONIA
Sono proseguite le indagini nell’area del santuario di Punta Stilo a Kaulonia che ne hanno ormai rivelato la natura di sito nodale lungo la rotta costiera ionica fin da epoca precedente alla fondazione coloniale, data la sua contiguità al Capo Cocinto, sede di un porto o scalo, limitrofo a sorgenti d’acqua, in corrispondenza di una foce fluviale e ricco di affioramenti di pietra da costruzione. In particolare, è ormai certo che l’area fu utilizzata a scopo di culto fin dalla fine dell’VIII sec. a.C. e che il santuario conobbe forme di monumentalizzazione fin dalla prima metà del VII sec. a.C.: questi dati, uniti a quelli acquisiti da altri gruppi di ricerca operanti nel sito di Kaulonia (in particolare. nell’abitato), rendono ormai certo che la fondazione di Kaulonia deve ritenersi di tipo primario e da inquadrarsi in un movimento coloniale dall’Acaia verso l’Occidente cronologicamente coerente ed unitario. La carta archeologica del territorio kauloniate è ormai completata e in corso di stampa entro il 2011. Grazie a tale indagine si sono potuti intrecciare i dati provenienti dalla città in generale e dal santuario di Punta Stilo in particolare, strettamente collegato al territorio stesso, come ben segnalano le significative presenze, nel sito della principale area sacra urbana della ‘polis’ achea, di ‘prospectors’ provenienti dalla Grecia propria, che ebbero contatti sia nel territorio che nell’area del santuario stesso con la popolazione locale, dato il loro interesse alle notevoli risorse minerarie e di legname delle aree interne. Le indagini condotte in parallelo nell’area del santuario urbano e nel territorio hanno permesso di cominciare a conoscere forme di rapporto tra Greci e popolazioni locali in questo settore della Calabria ionica, finora praticamente ignoti, grazie all’ integrazione di scavo archeologico e prospezione topografica, secondo lo schema di ricerca proficuamente applicato finora. Le indagini nell’area di Punta Stilo hanno rivelato, per fasi più antiche di frequentazione del santuario, coordinate cronologiche più precise in relazione al problema del ruolo di Kaulonia rispetto a Crotone ed Locri; mentre per quanto riguarda il territorio, l’indagine è stata mirata alla definizione della cronologia degli abitati protostorici individuati con il survey e sono stati indagati sistematicamente in particolare i contesti che hanno rivelato significative tracce di contatti precoci tra Greci e popolazioni locali, al fine anche di approfondire la conoscenza delle modalità di conquista del territorio da parte dei coloni achei. E’ stata inoltre avviata l’indagine tesa a verificare la presenza nel territorio dell’elemento brettio nel IV-III sec. a.C., nell’intento di identificarne le modalità di interazione con l’elemento greco. Ampie sintesi dei dati, con particolare attenzione sia alle forme di contatto Greci-popolazione locale di età arcaica sia alla presenza brettia, sono stati presentate in occasione di Convegni. Un’ulteriore presentazione ne è stata fatta in occasione del Convegno Convivenze etniche, scontri e contatti di cultura in Sicilia e Magna Grecia organizzato dalla URL 3 a conclusione della ricerca (Milano, 14-16 dicembre 2010).

ENTELLA

Per meglio comprendere meccanismi e fenomeni di acculturazione in senso greco e di persistenza di forme di cultura anellenica nel sito di Entella, è stato avviata l’analisi sistematica dei dati emersi dalle indagini archeologiche condotte in particolare nel 2007 nella zona dell’edificio di culto con pianta ad oikos tardoarcaico, gravitante in un’area con possibile funzione agoraica. Emerge con forza sempre maggiore la fisionomia di un complesso articolato a terrazze, con spiccata vocazione cultuale nelle fasi più antiche; mentre nelle fasi successive si manifestano, a fianco di quelle cultuali, forme monumentali a carattere ‘civile’, tra cui spiccano quelle destinate all’immagazzinamento a carattere pubblico di derrate alimentari. Lo studio è condotto secondo una impostazione che permetta di indagare aspetti di cultura materiale utili per la conoscenza dell’apporto greco nelle tecniche edilizie e nelle produzioni artigianali, quali in particolare la ceramica.

SEGESTA

Le indagini condotte nell’agora di Segesta, in particolare nel 2009 e nel 2010, hanno rivelato la fisionomia monumentale del complesso sia per l’articolazione delle parti che per le dimensioni: campo di studio privilegiato di trasformazioni urbanistiche ed architettoniche scandite da apporti culturali allogeni e testimonianza primaria di scambi di “cultura architettonica” tra mondo greco e/o mondo ellenizzato (occidentale e orientale) ed ambito italico e romano. Lo scavo estensivo e lo studio sistematico dell’area del macellum, della stoa Sud dell’agora e della cosiddetta ‘piazza di Onasus’, hanno rivelato con chiarezza che quel contesto costituisce un punto nodale della trasformazione di edifici tardoellenistici in un complesso architettonico romano. Analoghe, significative trasformazioni si sono lette con chiarezza per ciò che riguarda il criptoportico e l’ala occidentale della stoa Nord dell’agora/foro. L’indagine lungo il lato Nord dell’agora ha permesso di conoscere l’estensione complessiva e l’articolazione planimetrica di questa imponente stoa, sviluppata su due piani in alzato e scandita internamente in due navate da una fila di pilastri ottagonali. E’ stato possibile definirne la tipologia esatta: una stoa ad alae, analoga per andamento planimetrico a quelle di Solunto e di Alaesa, ma di scala molto più ampia, con uno sviluppo in lunghezza di m 78 se misurato agli angoli interni dello stilobate a livello della piazza, di oltre m 100 se misurato nello sviluppo complessivo esterno del lato. 
Accanto alle indagini sul terreno ed allo studio della documentazione prodotta, sono state realizzate ricostruzioni virtuali in 3D, con forme di textures realizzate ad hoc mediante analisi diretta dei materiali architettonici e dei loro rivestimenti e attraverso il rilievo laser-scanner di singoli elementi architettonici, di notevole utilità a supporto dello studio di forme architettoniche, volumetrie, singoli elementi decorativi, ovvero di ‘percorsi’ interni ed esterni al complesso dell’agora.

 

URL 3 (F. Cordano, Università di Milano Statale)

Sono state estese ed approfondite le ricerche sui centri della Sicilia orientale già selezionati, sulla base delle più evidenti testimonianze della convivenza fra Siculi e Greci, fra i numerosi abitati con tali caratteristiche. Si è posta l’attenzione in particolare sui centri di Castiglione di Ragusa, Paliké (Mineo), Mendolito (Adrano), Leontinoi e alcuni altri minori dell’area siracusana, ai quali è stata dedicata la parte di questa Unità nel Convegno conclusivo del 14-16 dicembre 2010 a Milano.
Il carattere innovativo rispetto allo stato dell’arte è consistito nel distinguere diversi gruppi geografici fra le popolazioni complessivamente definite “sicule” dai Greci e dai moderni. Inoltre la selezione dei centri analizzati ha consentito di mettere sullo stesso piano i vari tipi di testimonianze, finora esaminate separatamente, soprattutto a livello linguistico ed archeologico. A questo proposito si è organizzato il 23 e 24 novembre 2009 un Seminario esclusivamente linguistico-epigrafico, con ospiti esterni, e rivolto specialmente alla Sicilia orientale, mirato alla preparazione del Convegno conclusivo del progetto e nel quale sono stati trattati i seguenti temi:
“Greci e non Greci nella Sicilia antica”: Mamerco impara a scrivere: A. Prosdocimi, Padova, La scrittura come scuola: insegnamento e (volontà di) apprendimento; G. Bagnasco Gianni, Milano, Quali Etruschi maestri di scrittura?; L. Agostiniani, Perugia, Alfabetizzazione della Sicilia pregreca; F. Cordano, Milano, Iscrizioni monumentali dei Siculi; Paesaggio ed epigrafia nella Sicilia greca: M. Corsaro, Catania, Paesaggio ed epigrafia nella Sicilia greca; T. Alfieri, Milano, Culti e templi della Sicilia orientale nelle iscrizioni; F. Copani, Milano, Il fiume Eloro nelle testimonianze epigrafiche e letterarie; G. Rocca, IULM di Milano, Grecità di Sicilia: il caso defixiones. Un nuovo testo da Selinunte. I relativi Atti sono in corso di stampa.
In linea generale la ricerca sui luoghi prescelti si è sempre attenuta ai criteri enunciati in programma, con soggiorni in biblioteche specializzate, italiane e straniere, con partecipazione a convegni su contenuti affini, con verifiche museali mirate e con inviti a studiosi esterni specialisti dell'argomento. Nel frattempo l'indagine si è ulteriormente ampliata, soprattutto ponendo particolare attenzione alla letteratura antica e moderna, con approfondimenti innovativi rispetto alla bibliografia precedente. I risultati conseguiti sono stati infine presentati in occasione del Convegno di Milano (14-16 dicembre 2010) al quale si è ritenuto opportuno invitare anche alcuni archeologi esperti dei luoghi in questione. I contributi esposti e discussi rappresentano dunque la piena realizzazione delle finalità che ci si erano proposte ed il risultato della sinergia fra studiosi di varie competenze.

 

URL 4 (M. Paoletti, Università della Calabria) 

LE NECROPOLI ENOTRIE IN CALABRIA
L’attività di ricerca ha interessato in modo specifico le necropoli dell’età del Ferro della Calabria (Francavilla Marittima, Torre Galli ecc.), tentando di delineare un quadro generale dei diversi usi e costumi funerari presenti nelle comunità native calabresi. In particolare l’attenzione è stata posta sul simbolismo presente nella cultura materiale quale indicatore di ideologie più o meno diffuse e sulla distribuzione all’interno dei corredi di elementi caratterizzanti il ruolo di determinati individui nell’ambito di aspetti politico religiosi. L'indagine si è concentrata specialmente sulla necropoli di Francavilla Marittima, dove si è voluto riesaminare i vecchi scavi attraverso l’analisi della documentazione edita e l’osservazioni sul campo. Questo ha consentito di fornire una nuova lettura del sito. I risultati della ricerca sono molteplici: in primo luogo un quadro di sintesi generale, indispensabile per poter contestualizzare gli approfondimenti e le singole ricerche, la valorizzazione degli elementi simbolici quali indicatori di importanti aspetti dell’ideologia di queste comunità, l’analisi degli elementi di corredo secondo tabelle di associazione che favoriscano la lettura delle combinazioni significative, lo studio di un sito campione quale quello di Francavilla Marittima per esemplificare la realtà funeraria indigena secondo un metodo di analisi stratigrafico, antropologico e combinatorio.

GLI INSEDIAMENTI E I CENTRI FORTIFICATI BRETTI NELL'ENTROTERRA DI THURII
La ricerca ha focalizzato l'attenzione sull'anonimo centro brettio di Castiglione di Paludi, con un duplice obiettivo. 1) Analizzare nell'area di Thurii le complesse relazioni tra i Brettii e il mondo italiota che sembrano procedere secondo due linee-guida soltanto a prima vista inconciliabili: un’accesa ostilità politica, animata da frequenti episodi bellici, cui si contrappone – o si sovrappone – un progressivo, inarrestabile processo di osmosi culturale e materiale. L'organizzazione urbana interna e la cinta muraria, che si adatta e si modifica secondo le modalità dei conflitti militari offrono prova evidente di questi rapporti interculturali. 2) Traendo spunto da una tesi di dottorato (D. Novellis, Università di Pisa 2008) è stata sistematizzata la storia delle ricerche con dati d’archivio inediti, affrontando diversi contesti di scavo (cisterna, cavi di fondazione delle mura, saggio dei triglifi ecc.) che offrono materiali diagnostici utili per le cronologie del centro brettio. L'orizzonte si è allargato successivamente alle modalità del sistema abitativo brettio nell'entroterra di Thurii, che prevedeva un forte controllo lungo la costa ionica calabrese e uno sfruttamento agro-pastorale tra la metà del IV e tutto il III sec. a.C. 

 



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